“La Campania ha programmato tutto, ma sulla carta” dicono Mauro Mastroberardino e Nicola Galdiero, presidenti delle due associazioni. “Ci sono posti letto autorizzati da anni che non sono mai stati aperti. E intanto le famiglie aspettano”.
Il primo nodo sono proprio le RSA per anziani. Ci sono autorizzazioni ferme dal 2018, senza una scadenza. Il risultato è che chi dovrebbe entrare in struttura non trova posto, anche se quel posto sulla carta esiste. La proposta è semplice: chi ha avuto l’autorizzazione ha 18 mesi per aprire, altrimenti perde il diritto e si scorre la graduatoria. Lo ha detto anche il TAR di Salerno pochi mesi fa: i ritardi fanno male ai pazienti. Stessa cosa per i centri di riabilitazione ex articolo 26: da 16 anni si parla di riconversione e non si chiude mai.
Secondo punto: come si cerca un posto? Oggi non si sa. Manca una piattaforma unica che dica dove c’è un letto libero, sia nelle RSA sanitarie che nelle case albergo sociali. D
al 2018 poi in molte RSA si resta a vita, con un turn-over quasi zero (90%). Le associazioni chiedono di accendere subito la piattaforma regionale SIGARS e di prevedere una presa in carico unica per tutta la regione, con un tetto di 24 mesi salvo casi particolari.
Il capitolo che fa più male è quello dei bambini. Per la riabilitazione in età evolutiva le liste d’attesa sono lunghissime. Le prestazioni in Campania non sono meno che altrove, il problema è che non c’è una regola su quanto dura un trattamento e quando finisce. Così i posti non si liberano mai e le famiglie, in attesa, pagano di tasca propria.
La soluzione proposta è un catalogo regionale chiaro: per ogni diagnosi (dalla sindrome di Down ai disturbi del linguaggio) si stabilisce che tipo di terapia serve, con quali obiettivi e per quanto tempo, con una verifica ogni tre mesi. Senza automatismi, ma con regole certe per far girare le liste. L’obiettivo è riservare almeno metà dei posti in ambulatorio ai bambini fino a 16 anni.
C’è poi il tema dei disabili gravissimi dalla nascita. Con le nuove regole rischiano di non avere più un posto adeguato, perché i nuovi setting sono pensati per chi ha avuto un trauma o una malattia acquisita, con un limite di 90 o 180 giorni. Per chi è nato con una disabilità grave quel limite non ha senso. Nova e ANASTE chiedono di creare un percorso a parte, senza scadenza, con controlli ogni sei mesi, che punti non solo a recuperare ma a mantenere le capacità, prevenire le complicanze e migliorare la qualità della vita. Lo chiamano “Long Life Rehabilitation”: la riabilitazione come stile di vita.
Ultima proposta, pratica: dare ai direttori sanitari delle RSA la possibilità di prescrivere direttamente farmaci, pannoloni, esami per gli ospiti che vivono lì, senza dover ogni volta aspettare il medico di famiglia, che ormai è oberato. La titolarità resterebbe al medico di base, ma si eviterebbero attese di giorni, soprattutto nei festivi.




