Il co-housing intergenerazionale del Comune di Napoli è nel cuore della città. È citato dallo stesso assessorato come progetto pilota. L’ha inaugurato da poco: in un alloggio pubblico del centro storico vivono insieme persone anziane sole e famiglie giovani a basso reddito. L’idea: gli anziani non sono ospiti di una struttura, sono in una casa normale. Dividono le spese, i compiti, cucinano a turno. I giovani danno una mano per spesa, farmaci, compagnia. Gli anziani danno stabilità, memoria, aiuto con i bambini. È una politica pubblica, non un privato.
Le Case Famiglia di Sant’Egidio – Napoli (San Lorenzo e Vomero)
Questa è l’esperienza più longeva e più simile a quello alla propria casa. Non sono case di riposo. Sant’Egidio a Napoli ha case vere, appartamenti normali a San Lorenzo, Decumano Superiore: aperta nel 1999. Oggi ospita 6 anziani che vivevano da soli in “bassi” e rischiavano l’istituto. Ognuno ha la sua stanza, ma cucina, pranzo e lavanderia sono in comune. Il giovedì cucinano insieme per i senza dimora.
Casa dell’Amicizia, Via Massari 5, Vomero
E’ stata aperta in pandemia, è un polo per il programma “Viva gli Anziani!” che a Napoli segue centinaia di persone. Lì il co-housing è definito proprio come alternativa all’istituzionalizzazione: “nessuna struttura può sostituire la cura, la vicinanza, la relazione e la protezione della propria casa”
Il modello si sta replicando con fondi PNRR anche in altri Comuni: si chiama “condominio solidale”. 8 appartamenti indipendenti per 2 persone ciascuno, con spazi comuni. Non è una RSA, è un condominio dove resti autonomo, ma non sei solo.



